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lunedì 13 dicembre 2021

Il linguaggio ammalato, capitolo 1: vaccinazione e immunizzazione



Il Covid non ci ha solo fatto ammalare, avvelenandoci la vita, e distruggendo tante aspettative. Deve avere anche avuto il potere quasi magico, di contaminare il linguaggio comune: lo ha ammaliato ed infine...ammalato.

Si dice che un popolo sia tale condividendo, prima che una storia comune e molto prima che una cultura, la lingua.

Ecco che disintegrare i fondamenti della lingua, formando e riformando le parole tanto che nel parlarsi e nel comunicare le persone si sentano confuse e spesso frustrate dalle incomprensioni, si favorisce il conflitto e la distruzione dei legami sociali e al contempo si ottenebra l'attenzione sulle politiche in atto.

Sarà stato davvero il Covid? Oppure qualche strategia di marketing propagandistica ha usato questa succulenta occasione per fomentare uno stress sociale tale da distrarci completamente?

Stanca di sopportare ignobili sovrapposizioni, imprecisioni, errori lessicali e gravi inganni logici nascosti dietro a parole di uso comune, improvvisamente disconosciute, mi diverto a fare un elenco delle assurdità cui assistiamo tutti i santissimi giorni a partire proprio dai massmedia. 

Capitolo 1: Immunizzazione e vaccinazione

Parto con la "svista" più abusata, diffusa senza alcuna vergogna che sgretola il significato di parole invece strettamente significative nel contesto del loro utilizzo corretto.

Vaccinazione: è una tecnica (o un prodotto) farmacologica che introduce sostanze nel corpo, allo scopo di indurre forzosamente una risposta immunitaria verso un agente potenzialmente patogeno.

Immunizazzione: è la condizione tale per cui un corpo è in grado di rispondere in maniera veloce ed efficacie ad un contaminazione di natura patogena senza subirne danni definiti “patologia”. Tale definizione è utilizzata per spiegare una copertura immunitaria duratura, solida, e altamente efficiente. In particolare è da riferirsi ad una risposta immunitaria che non da manifestazione di sintomi significativi.

Le due parole NON SONO ASSOLUTAMENTE sinonimi. La vaccinazione non comporta l'immunizzazione, ma solo il tentativo di indurla, tentativo che in una casistica rilevante fallisce e che raramente è da considerarsi duratura nel tempo, sopratutto nel caso di virus rNa.

Travisarne il significato e scambiare il mezzo (vaccinazione) con il fine ambito (immunizzazione), nel linguaggio mediatico è una tecnica di propaganda che aiuta a percepire i vaccini come certa fonte di immunità. Un falso logico e farmacologico.

Si tratta del gioco delle tre carte: presto, il prestigiatore, vi avrà ingannato. 


Cito il Corriere.it: Covid, Di Salvo: «Molti genitori sono immunizzati. Ma dicono no per i loro figli»

che in data 12 dicembre 2021 ancora non esita a titolare in maniera drammaticamente impropria.

I genitori di cui si parla qui non si possono in nessuna maniera definire a prescindere immunizzati salvo test specifici. Eppure vengono definiti SPUDORATAMENTE tali.

Questo gioco serve a fomentare l'idea in tanti distratti che vaccinarsi corrisponda ad immunizzarsi (affermazione altamente falsa data la variabilità FISIOLOGICA dei risultati) ed anche che i genitori in questione sarebbero contrari all’immunizzazione dei figli, ovvero a proteggerli, mentre è ovvio e chiaro come siano contrari al vaccinarli con prodotti di dubbia efficacia e sopratutto dubbia sicurezza.

In uno stato di diritto normale questi reiterati tentativi di propaganda e marketing occulto verrebbero sanzionati ed anche indagati come reati penali contro la persona. 

La cosa più grave, davvero, è come la nozione di questa differenza sostanziale tra vaccinazione e immunizzazione, per nulla sottile, sia teoricamente ormai patrimonio di tutti e il falso dunque  evidente. Eppure, ancora in pochi vedono. 


Allego elenco (assolutamente a caso) di altri media che tuonano alla stessa maniera.

Al via il richiamo per gli immunizzati per il COVID 19 con

Vaccini Lombardia: 8 milioni di lombardi sono stati ... - Il Giorno

Vaccini: In Italia 45 milioni di immunizzati, terze dosi a quota 5 ...

 

 

 

 


sabato 27 novembre 2021

Persecuzione politica



 

Adesso le carte sono del tutto scoperte.

Dopo le dichiarazioni del Supremo Draghi secondo cui, chi non si vaccina per diktat di questo governo non è più parte della società, perdendo dunque diritti di cittadinanza, sociali e civili, seconda una logica che solo le peggiori dittature mediorientali hanno saputo esprimere negli ultimi secoli, si tracciano le linee di ciò cui stiamo davvero assistendo.

L'Europa disse chiaramente che non si poteva agire discriminando chi non avesse aderito alle campagne vaccinali eppure, in Italia lo si sta facendo in maniera reiterata con forme di persecuzione vere e proprie, e peggio, alimentando l'odio dei cittadini verso altri cittadini.

Questo modo di procedere è assolutamente voluto e pianificato. 

Cerchiamo di capirci. Qui non si tratta di Di Maio e compagnia cantante, utili solo come fiori di addobbo al ricco banchetto di chi si sta mangiando l'Italia. Qui stiamo parlando di Draghi, il rottamatore, l'uomo che in Europa è preposto a portare la volontà delle banche dentro ai singoli governi sovrani che sfuggono all'utilità della Banca Centrale.

Fa ridere pensare che c'è ancora chi crede nelle favole per cui i governanti, "poverini" commettono degli errori (ops!) e non sarebbero consapevoli di quali devastanti conseguenze comportano certe azioni politiche da un punto di vista sociale ed economico.

Facciamo un esempio. Quando scatenarono il panico per la pandemia nel marzo 2020, non pensarono, "poverini", a fare scorte di presidi sanitari quali mascherine e guanti per gli operatori sanitari. Lasciarono che la popolazione assetata di plastiche in cui incelofanarsi ne facesse mambassa per i secoli a venire, così che per settimane ce ne fu carenza e mancanza negli ospedali e nelle RSA. Ma chi diavolo può ancora credere che fu un caso? Come diavolo è possibile non prevedere e impedire un simile ovvio effetto?

Il diritto a non subire trattamenti sanitari per volontà di un qualsiasi governo, nasce proprio dal fatto che nella storia, in moltissime occasioni, si usò la paura di "epidemie" varie, per dominare le persone e portarle alla deriva sociale. I farmaci poi, sono strumenti potenziali di condizionamento sociale, dunque senza il consenso informato, nella società civile, non si può agire sul corpo dei cittadini.

Questi predatori al governo lo sanno perfettamente. Sanno perfettamente che tutta la crisi pandemica è portata avanti dal continuo ed esaperante conteggio di tamponi positivi (chiamati contagi). 

Ci hanno fatto intendere che questi tamponi sono fondamentali e perfettamente attendibili. Li hanno imposti ai soli refrattari al fascino del vaccino, per mesi, negando il fatto scientifico e politico per cui anche i vaccinati sono potenzialmente portatori di contagi 

cit. 

Finally, although we did not perform viral culture here—which is a better proxy for infectiousness than RT-PCR—two other studies  have shown cultivable virus from around two-thirds of vaccinated individuals infected with the delta variant, consistent with our conclusions that vaccinated individuals still have the potential to infect others, particularly early after infection when viral loads are high and most transmission is thought to occur.

e che eventualmente, dunque, andremmo tamponati tutti.

Ora, con il "super greenpass", invece che indagare tutti con un tampone che in tempo reale isolerebbe una potenziale fonte di contagio, si nega addirittura la validità di questi, escludendoli dalle pratiche per ottenere il privilegio di esercitare i propri diritti, come cittadini, sul nostro territorio nazionale. 

Un paradosso evidentissimo cui, come sotto incanto, evidentemente provati da troppo stress, i cittadini non reagiscono in maniera significativa e sensata.

Tutta questa messainscena di fatto reclude e reprime una grossa fetta di cittadini, mettendone a dura prova la sopportazione, al solo scopo di piegarli ad accettare gli esercizi di governo come aventi poteri divini, inconfutabili, non criticabili e che se non accolti, scatenano punizioni sociali sulla base del modello cinese: una PERSECUZIONE POLITICA verso i dissidenti.

Le idee politiche contrarie a dogmi e leggi di governo (si tratta di politica, quando il corpo è usato come pedina nei giochi della polis!) per le quali un cittadino rivendica le proprie libertà democratiche da imposizioni di governo, non sono tollerate. 

La repressione non è tanto contro l'affermare a gran voce che vaccinarsi deve restare una scelta personale di tipo medico-sanitario e non uno strumento nelle mani del volere del governo, ma soprattuto verso l'osare rivendicare così, che esistono limiti oltre i quali i governi non devono e non possono spingersi, mai.

Purtroppo, dopo l'impoverimento culturale subito negli ultimi 30 anni, il temperamento recalcitrante dell'italiano medio non basta a sapersi difendere da questi abusi, vige una larga incapacità di riconoscerli e di proiettarne nell'immediato futuro gli effetti.

Avremo sempre meno resistenza alle violazioni etiche e politiche che questi uomini di altri continueranno ad attuare. Questi uomini e donne sono funzionali al dominio delle risorse finanziare, economiche e politiche del nostro paese e non si fermeranno di fronte a ingiustizie di nessun tipo.

Oppure dobbiamo credere come questo sia un governo più che dei migliori, di poveri incapaci, che per incompetenza mette in atto cose assurde come violare la costituzione, le indicazioni dell'Europa, portando alla guerra civile, solo per stupida ingenuità? Il governo dei poverini?

A questa evenienza non crede più nessuno, proprio per la miriade di "errori" compiuti in questi due anni (di cui prima o poì farò un bell'elenco), la cui casualità è davvero impossibile da bersi, senza essere sotto gli effetti di una pesante sbronza.


NB: come prassi cerco di corredare le mie riflessioni di articoli mainstream, ma da fonte attendibile: li trovate seguendo i link.

Vi invito a leggerli.

 

lunedì 15 novembre 2021

"Persecuzioni minori" di Eva Melodia


Anna Göldi, ultima donna giustiziata per Stregoneria

Quando viene citata la persecuzione degli ebrei da parte dei nazisti, come parallelismo rispetto all’obbligo del green pass e relative politiche repressive, si incappa quasi sempre nello sdegno di chi la ritiene una esagerazione


Del nazismo in effetti, si ricordano quasi solo fatti storici eclatanti e massivi quali deportazioni, detenzioni, torture e uccisioni, dimenticando come questi fattori, che composero il più complesso fenomeno storico conosciuto come Shoah, furono possibili solo a partire da un semplice fatto politico, ovvero la delegittimazione dei diritti civili degli ebrei.


L’analisi su questo parallelismo viene frainteso e negato perché ci si ferma alla valutazione degli accadimenti storici, i quali, ovviamente non corrispondono.


Sul piano storico si mise in atto uno schema sequenziale preciso.

Iniziò con la discriminazione razziale, spaccando la popolazione che venne obbligata a scegliere da che parte stare. 

Proseguì con le deportazioni ma, per attingere a piene mani alle ricchezze della comunità ebraica e depredare totalmente le famiglie ebraiche dei loro averi, facendone ricchezza per la “Grande Germania”, bisognava spingersi ben oltre.
Si arrivò alla reclusione nei campi di concentramento, dove la morte dell’umana etica si consolidò nello sfruttamento e tortura, come nel modello animale.

Infine raggiunse il suo compimento con l’estinzione del corpo politico ebraico, attraverso lo sterminio: se gli ebrei fossero mai usciti vivi in massa da quegli inferni, se avessero mai potuto ricostituire loro stessi e i loro legami, proprio a partire dal dolore provato, avrebbero probabilmente distrutto la Germania con ogni mezzo possibile.

Dunque i famosi gerarchi nazisti portarono a compimento l’unico progetto che solo interamente realizzato poteva essere davvero utile alle miserabili ambizioni germaniche: li sfruttarono come animali, liberandosi dei loro corpi solo dopo averne esaurito completamente l’utilizzo.

Il popolo tedesco si spinse così oltre la bassezza umana e verso l’abominio, per volere di pochi e con il silenzio di moltissimi. 


Considerando questi quattro fattori, come fossero uno solo, come se solo insieme rappresentassero la persecuzione degli ebrei e come se la Shoha fosse solo un fatto storico, allora certo, stiamo paragonando un cesto di mele ad una sola mela. 

La mela appartiene al cesto di mele e la relazione è forte, ma resta comunque un concetto che in molti non riescono ad elaborare correttamente. 


In realtà, l’unico motivo rilevante  per cui il parallelismo non è effettivamente calzante, è di natura politica. 

Sappiamo che le persecuzioni nascono solo per ragioni politiche volte all’annientamento di un avversario o allo sfruttamento e/o consumodi un soggetto appetibile

Abbiamo assistito e continuiamo ad assistere a persecuzioni di ogni genere e tipo osservando l’evoluzione del pensiero discriminatorio che ogni giorno sviluppa nuove forme di “arte dell’oppressione”, vicine e prossime alle più evolute forme di sadismo.

La presunta appartenenza di un individuo ad una genesi di natura sub-umana è solo la più famosa. E’ il caso degli ebrei, tanto quando delle donne nelle culture patriarcali.


Una persecuzione come quella degli ebrei sfruttava il paradigma specista della bestializzazione biologica (umani contro bestie) degli individui. Venne diffusa e argomentata la deumanizzazione ottenendo così la delegittimazione dei cittadini di origine ebraica, come non fossero più persone aventi diritti fondamentali.

Nati ebrei, in quanto “di sangue ebreo”, gli individui così categorizzati non avevano possibilità di fuggire al loro destino e alla condanna mossa da cotanto ragionamento razziale. Non poteva esistere perdono o redenzione, attribuendo alla genetica stessa le ragioni della declassificazione.


Quando è iniziata la persecuzione dei cosiddetti no-greenpass quindi, l’intenzione di chiamare in causa quella che, tra le persecuzioni moderne, ha ancora più presa nella coscienza collettiva per attirare l’attenzione sul problema, era strategicamente pericolosa perché similitudine impropria nei suoi punti di intersezione, piuttosto incomprensibile sul piano politico.

La caccia alle streghe invece, cadeva a pennello. Non come stupido modo di dire, ma precisamente, come modello oppressivo e persecutorio, essendo un parallelismo più calzante, se proprio ne servisse uno. 


Rinnegate per le loro idee, per la ribellione ai dogmi della classe dominante, per la ricerca di una vitalità nella Natura, per l’utilizzo libero, autodeterminato e spregiudicato dei loro corpi, o semplicemente perché dotte in fitoterapia, vennero braccate quali nemiche del pensiero unico del loro tempo. 

Discriminate, poi scacciate ed infine uccise, pagarono non per il più classico “declassamento biologico”, ma per la loro libertà di pensiero (declassandone il pensiero), esattamente come i tanti ribelli al sistema sanitario monotematico moderno che possiamo tranquillamente chiamare “vaccino-antibiotico-cortisonico-dipendente”.


Quando in questi giorni mi è capitato di definire pubblicamente questa corrispondenza come migliore e più calzante, diverse persone, si sono mostrate sollevate. 


Sto parlando di persone che normalmente non riconoscono alcuna persecuzione verso chi sta pagando con stress, umiliazioni e penalità di ogni sorta, per non aver aderito al grande esperimento di massa che è la vaccinazione contro il COVID. 

Perchè? Come mai costoro diventano più comprensivi se, invece che tirare in ballo la Shoha, si evocano le povere streghe? 


La mia risposta è semplice: grazie all’incoscienza politica delle persone comuni a cui è stato lasciato un barlume di competenza storica, così che credano di sapere, ma tolta ogni competenza politica

Un sistema formativo scolastico defaticante il pensiero, fondato per lo più su nozioni storiche impartite senza alcun investimento nel formare l’essere politico, impedisce una comprensione significativa degli accadimenti del proprio tempo. 

Impedisce, in particolare, di porsi domande fondamentali su cosa sia una persecuzione, come si verifichi e se per caso non si abbia aderito ad una classe che sta agendo come oppressore e persecutore.


Le streghe e la loro storia (ma soprattutto la loro persecuzione politica), per quanto spesso presenti nella fantasia mainstream, non hanno alcun peso nella cultura moderna: la loro esistenza è solo fantastica, la loro storia desueta, la loro tragedia ritenuta decisamente minore.


Come se non fossero davvero morte quasi centomila persone, quasi tutte donne, ammazzate e torturate nei peggiori dei modi. Come se non fosse solo del 1782 l’ultima esecuzione. 


E così abbiamo che alla persecuzione degli ebrei “no, non si può” associare questo iniziale stato di tormento sociale in cui vivono i ribelli no-greenpass, ma alle streghe “sì, vabbè, se proprio volete parlare di persecuzione…”.


La concezione sminuita della persecuzione delle streghe, dipende da due fenomeni.

Il primo è una tendenza a classificare le persecuzioni sulla base del numero di morti invece che, eventualmente, sulla base delle ragioni politiche mostruose che le hanno generate.

Il secondo invece, è quel comune concepire il tormento delle (così chiamate) streghe come dovuto, almeno in parte, a una loro libera scelta. In fondo, bastava allinearsi. Una scelta l’avevano. 

Gli ebrei, nascendo tali, non potevano sfuggire alla condanna dei gerarchi nazisti, mentre quelle donne (e qualche uomo) erano "solo" delle ribelli. Avrebbero ben potuto “fare meno casino” e soprattutto, non andare in giro a parlar di medicamenti e pozioni in antitesi alla santa scienza che stava nascendo.


Sminuite nel loro sapere, nel loro essere donne, nelle loro scelte di vita, sono cadute nel dimenticatoio come tanti altri perseguitati di cui la coscienza collettiva non ha memoria: persecuzioni minori. 

Le prime scuse ufficiali da parte della Chiesa, risalgono al 2020 e senza grandi clamori.


Questa costante disattenzione per i fenomeni di persecuzione (l’immoralità umana per definizione) ostacola l’evoluzione etica di tutta l’umanità.


Le persecuzioni sono talmente presenti nelle abitudini comuni, che senza rendersene conto, i perseguitati rincorrono più che la libertà, lo status di persecutori di qualcun altro.


Gli animali da allevamento non vengono riconosciuti come perseguitati, eppure lo sono.

Stessa sorte, sebbene con un po’ di spinta al cambiamento, tocca agli omosessuali o agli stranieri “altro-da-comunitari”.


Solo nel secolo scorso e solo in GB, circa 49.000 omosessuali vennero perseguitati dallo stato e condannati a pene di varia natura, tra cui il carcere e la castrazione chimica. 

Tra questi c’era il geniale Alan Turing a cui dobbiamo non solo la realizzazione del primo computer, ma anche in gran parte la vittoria degli Alleati nella seconda guerra mondiale. 

Eppure, ancora oggi, si stenta a riconoscere la persecuzione delle persone lgbtqi+ rifiutando di definirla come tale ed ancora in corso. La solita persecuzione minore ed infatti, nonostante la loro eliminazione sistematica nell’olocausto, hanno un ruolo marginale nella memoria collettiva verso le vittime.


Perseguitare qualcuno significa togliergli vitalità, possibilità, energia, spazio, sorrisi, indipendenza, amore, solidarietà. Significa escluderlo dal “noi”, ricacciandolo nello schema del “loro”, negandogli diritti e creandovi attorno una gabbia grazie al potere acquisito come persecutori di maggioranza. Solo in taluni contesti ciò implica anche l'annientamento dei corpi, ma sempre di persecuzioni si tratta, anche in assenza deportazioni e torture. 


Quella verso i cittadini ribelli al green pass è una persecuzione, politicamente molto simile a quella delle streghe, storicamente troppo simile a tutte le altre: una scusa per dominare, nella scacchiera della grande politica. 

E’ considerata minore da chi è ancora almeno in grado di riconoscere una persecuzione, ma peggio, è negata del tutto, da chi non sa più far altro che scegliere il canale tv da impostare la sera.




venerdì 15 aprile 2011

"Vittorio Arrigoni, un ragazzo" di Eva Melodia

http://www.repubblica.it/ultimora/24ore/arrigoni-hamas-e-stato-impiccato/news-dettaglio/3953190
Il ragazzo è morto. Il ragazzo è stato ucciso. Il ragazzo è stato "barbaramente" ucciso. Nel cordoglio e nella sofferenza per l'impotente reazione ci si ferma a commentare scuotendo il capo. Dai commenti, delle istituzioni e dei cittadini, possiamo dedurre tanto sulla morte di un ragazzo. Un ragazzo che per alcuni è stato un folle pacifista. Folle perché pacifista, folle perché pacifista in una terra di "bestie selvatiche". Secondo altri, lui che aiutava tutti, non è stato aiutato. Chi valuta l'oppressione come tale per il popolo palestinese, lo inneggia a martire.
Chissà se non si tratti di un limite, o anzi di scarso coraggio, il non riuscire a dedicare un po' di attenzione però, al chiedersi come sia possibile che degli uomini arrivino a questo punto. Un uomo o più uomini, magari con famiglia, figli, affetti e chi lo sa, hanno preso un ragazzo e lo hanno ucciso come si uccidono gli animali. Chi erano costoro? Dei pazzi? Degli alieni? O degli animali? Animali armati fino ai denti, da chi e come quali animali? Oppure animali umani che guardano un altro e ci vedono una merce di scambio con cui avvantaggiarsi in una competizione che in questo caso si chiama guerra. In quegli occhi e in quel corpo leggono la rappresentazione di ciò che a loro volta considerano animale "bestia selvatica". Gli animali non hanno anima. Quand'anche figli di qualche Dio dell'Uomo, evidentemente non risulta credibile che tale padre ne vendichi o rivendichi dignità e diritti: quindi non hanno diritti, sono merce di scambio e consumo. Ecco allora che alcuni umani, guardano un umano e per abitudine o per repressione violano il riconoscimento della sofferenza, violano l'individuo, spezzando la sua vita, come sono abituati a fare ed accettare sia fatto agli animali non umani. Ecco che l'animale umano vive la propria assoluta esperienza di vita per quella che è, terrena in quanto vicina alla terra, animale. L'unica vita reale, che si conclude come per ogni bestia vivente con la morte. Inaccettabile è la ragione di questo: altri umani che nel nome di un solo pensiero allucinogeno sublimano la propria vita, la propria condizione, la propria "ragione" rispetto a quella altrui che invece è eguale in ogni aspetto. Costoro, abbracciano il mito, il sogno, l'illusione. Rappresentano tutti noi, tutti i figli dell'allucinazione: perché basta essere l'animale bestiale, in un marciume specista, per finire la propria vita come un ragazzo, come tutte le vittime animali in questo tremendo viaggio all'inferno.

giovedì 26 novembre 2009

"Giornata contro la violenza sulle donne. O erano bambole?" di Eva Melodia

Meritava di essere vista, la Giornata con la G maiuscola, Napolitano che dice "Stop alla violenza", la polizia che spacca i denti a donne in corteo pacifico solo perchè si rifiutano di togliere un cartello di denuncia contro gli stupri che avvengono nei CIE.
Un fiume di retorica e falsità, un mondo di uomini e donne che raramente, anche in occasione della G maiuscola, fanno il sincero sforzo di chiedersi come porre rimedio a tanta costante nefandezza, ad affrontarne le cause profonde.
La Nazione (giornale quotidiano toscano) pensa bene di fare il suo bravo servizio, come tutti, sull'argomento, svergognandosi subito dopo con una pubblicità barbarica di auto, dove una foto che mostra una macchina sportiva ed una donna-bambola piegata a mostrare il sedere, invita l'uomo con un "vieni a giocare".
Ci voleva una giornata così, forse solo per vedere emergere queste perle di idilliaca cultura anti-sessista.
Allora facciamo finta che come tutti, mi accorgo oggi di questo miserabile problema, e mi chiedo semmai ne fossi capace, cosa posso fare.
Potrei ad esempio scopiazzare geniali soluzioni che ho visto in giro: pene più severe, via gli immigrati, vietare le moschee, è tutta colpa dei neri. Potrei anche pensare che la violenza nasce nel palmo della mano maschile...e suvvia allora tagliamogliele.
Oppure potrei chiedermi come mai così poche donne denunciano le violenze subite, e forse così facendo sembrerei meno stupida di coloro di cui ho citato cotante "soluzioni".
Nel solo caso della violenza sessuale, abbiamo una stima del 4% di donne che denunciano. E le altre? Si son divertite?
Spesso la violenza è ripetuta e lo stesso, le denuncie non popolano i commisariati.
Certo, le donne sono fisicamente più deboli...forse per questo è possibile sopraffarle almeno una volta. Ma due? Non sono certo più stupide degli uomini, quindi? Possibile che non trovino una ragionevole e legittima difesa?
So bene che non è così. So bene, che una donna vittima di violenza è prima di tutto vittima di una cultura violenta.
Lei stessa, come tutte noi, ne è parte anche quando ribelle. La nutre dando alla luce figli che assorbono questo morbo fin dal latte e per quanto cercherà di combatterla, finchè non sarà consapevole di quali catene la violano davvero, non farà altro che sgambettare nella ruota che potrebbe stritolarla o nel migliore dei casi, prenderla in giro illudendola di andare da qualche parte, proprio come un criceto in gabbia.
Perchè la prima violenza vera è mossa da quella catena che come i collari a strozzo, giunge a stringere proprio quando la donna dovrebbe e potrebbe ribellarsi.
E' la paura del giudizio della società, è la sfiducia nel sistema che dovrebbe difenderla, è la certezza di dipendere spesso in tutto e per tutto dall'uomo che la domina.
E' ancora l'idea stessa di avere meritato la propria sorte, e la certezza che dopo quel momento allucinante, ciò che ti aspetta non è un percorso tutto in discesa, quindi meglio cercare di dimenticare.
La violenza nasce nel lasciare che l'eguaglianza di genere sia solo sulla carta, nel combattere un giorno all'anno, nel dare per scontato che i diritti conquistati per noi donne dalle nostre madri e nonne, siano diritti scontati, calpestabili arbitrariamente ogni giorno, l'importante è che non tocchi a me.
Ogni volta che una donna ammicca alla mercificazione del corpo femminile, arma la mano dell'uomo violento e peggio ancora dell'uomo culturalmente violento. Ogni volta che non prende attivamente parte alla lotta per la difesa del contestualmente più debole, condanna se stessa o una donna come lei, ad essere una potenziale vittima.
Le donne di questo paese si devono svegliare. Gridare forte contro lo stupro messo in atto verso ragazzine-bambola scaraventate nude in tv, come braciole sulla griglia, con un cartello appeso al collo: "ma io non sono mica stupida anche se voglio emergere e per farlo mi lascio sezionare pezzo a pezzo". Come se una donna stupida avesse meno diritti morali di una intelligente! Roba da pazzi.
Le donne italiane devono protestare contro la vergogna di scambi tra potere e corpi come oggetti sessuali. Rivendicare l'io, al di là del corpo. Ribellarsi ai soprusi quotidiani di lavori negati, licenziamenti garantiti se si resta incinta, assenza di ammortizzatori sociali e così via.
E se ci prendono per il culo, reagire.
Devono riprendere in mano la storia delle donne e accettare che le donne ed i loro diritti di eguaglianza vanno difesi tutti i giorni, a partire dal riconoscere il diritto di ogni individuo senziente come ugualitario rispetto a qualsiasi altro individuo, e per farlo purtroppo tocca tirare fuori i denti e combattere, non andare a fare shopping e frequentare istituti di bellezza per essere più appetitose o avere i capelli più soffici.
E invece...la realtà è che non ci sono mai stati così tanti istituti di bellezza.

giovedì 11 settembre 2008

"Riarmati e contenti" di Eva Melodia

Quasi trenta anni fa ormai, con infiniti sforzi, con grande sudore di menti - per quanto assurdo fosse dover faticare tanto nel tentare di ottenere un simile banale vantaggio per l'intera umanità - una grande determinazione, quella di disarmare il mondo dal flagello delle armi nucleari era arrivato ad essere quasi una realtà. Dopo la "guerra fredda", - un fenomeno che gli esseri veramente senzienti osserverebbero come demenziale -, la paura di finire vaporizzati a fungo indipendentemente dalla barricata, era tanta, e la pressione pubblica quindi coerente, tanto che il processo di riduzione era giunto al suo sostanzioso inizio. Nel 1991 si era arrivati ad un trattato chiamato START, tra USA e Unione Sovietica, in cui veniva firmato il processo di riduzione degli armamenti nucleari con smantellamento degli impianti e ovvia conseguente dichiarazione di non proliferazione ulteriore, che doveva appunto rappresentare l'intenzione di tutta l'umanità di rinunciare alle atomiche per tornare a vivere senza l'incubo di quella terribile paura. Bene. Sorpresa. Come non si sa, ma sta di fatto che il 1991 è stato spazzato via, - lui e gli accordi bilaterali - come non fossero mai esistiti, e che la corsa agli armamenti è invece aumentata esponenzialmente negli ultimi anni, non solo in termini di quantità, ma anche di "qualità", laddove la qualità rappresenta solo quanto più alto sarà il prezzo da pagare per chi subisce le decisioni di una manica di potentissimi pazzoidi al potere. Le armi atomiche attualmente sul pianeta sono (i numeri non sono certi) tra le 30.000 e i 50.000 la cui testata è mediamente da un megatone (cioè mille volte il quantitativo della bomba "Little Boy", l'atomica che spazzò via Hiroshima, la quale ne conteneva una da un solo kilotone) e si sa, potrebbero polverizzare l'intero pianeta 50 volte. A differenza di allora poi, ora sono in mano a diverse nazioni, queste "entità Stato" che tanto ci stanno a cuore, le quali - volendo ogni tanto essere sinceri bisogna ricordarlo -, vivono una vita propria e decidono della vita di miliardi di persone (umane ma purtroppo non solo) quasi sempre facendone il danno e non l'interesse, ma sopratutto mai rispettandone la volontà. Tra queste nazioni, Usa, Cina, Russia, Corea, India, Pakistan, Francia...insomma un numero improbabile, da qualche anno si può registrare una partita a scacchi in corso. Pedine che si moltiplicano, mosse e contro mosse, dichiarazioni e minacce, nulla di comprensibile come quadro nella sua interezza ai comuni mortali come noi, uomini e donne che lavorano tutto il giorno, pagano tasse, si sforzano di avere comportamenti civili e che nella loro infinita ingenuità si aspetterebbero, anzi vogliono dare per scontato, che in cambio non gli si riconosca solo la promessa di una atomica a testa. Sì, forse l'errore commesso è stato questo: abbiamo dedicato e creduto talmente tanto nel limitarci a fare la nostra brava parte nel fare funzionare il sistema, abbiamo creduto talmente tanto in quel trattato firmato e talmente tanto gioito dell'incubo finito, che ci siamo dimenticati di controllare se qualcuno lo rispettasse davvero, con il risultato che attualmente siamo di nuovo ad un passo dall'olocausto, ma non ne parla nessuno. Nel 2007 il presidente Putin ha semplicemente annunciato (il che significa che non si può cantare la segretezza di questi eventi), un grandioso piano di riarmo per la sua nazione, e nessuno ha detto nulla. Non una protesta. Non un dubbio. Non un sospiro. Quando venti giorni fa navi da guerra americane si sono schierate nel Mar Baltico con la scusa degli aiuti umanitari, noi tutti non siamo neppure stati in grado di capire. Quando ci parlano di scudi spaziali e nuove basi, non siamo più in grado di associarli a fenomeni che ci coinvolgono direttamente, perché quasi non sappiamo più di cosa parlano e la verità è che gli anniversari delle esplosioni atomiche in Giappone passano senza che nessuno dedichi più loro un minuto di riflessione. Di disarmo non si parla più, di atomiche si parla solo per dare un po' più di verve a qualche servizio TG, con la volontà palese di farle recepire come spauracchi per bambini. Ed ancora...le petizioni contro le basi militari che aumentano, raccolgono pochissimi consensi fuori dai confini in cui andranno a sorgere perché all'esterno di questi, quasi nessuno è in grado di comprendere e quindi di voler contrastare ciò che sta accadendo. Stupirsi mi rendo conto, non ha alcun senso. Denunciare forse sì, forse andrebbe fatto più spesso, forse bisognerebbe urlare ai quattro venti tutte le sante mattine che quello che ci attende è una infinita guerra fredda, gelida di morte, quando non talmente calda da fare una bella nuvoletta di tutti noi. Tutti quelli che continuano a fare finta di nulla dopo avere recepito tale denuncia, sono da considerare complici. Il disarmo nucleare era una promessa ed un dovere di ogni essere umano passibile di intelligenza e volontà, ma attualmente solo pochissimi si stanno sforzando di mantenerle fede. Al momento invece, le armi atomiche ricoprono questo pianeta come tante luci pronte a brillare, nel silenzio attonito, direi assurdo di tutti. La loro pericolosità potenziale aumenta, perché migliora il controllo degli effetti radioattivi, così che ne risulti meno "impensabile" l'uso. Le nuove generazioni di bombe infatti, comportano una esplosione "pulita", bombe termobariche che con la loro onda d'urto creano una pressione che risucchia l'aria fuori dai polmoni di tutti i viventi uccidendoli all'istante. E non lascia scorie. Questa è la "ricerca" spesso apostrofata come scientifica ed in cui tutti poniamo più fede che in Dio. Questo è il mondo che abbiamo costruito. Questo è ciò che verrà. Non posso fare a meno allora di chiedermi, come possiamo essere così silenti e ciechi. Quale persona, sia essa cristiana, musulmana, buddista, o atea, sia cinese o sudafricana, sia comunista o anarchica, sia antispecista, ecologista, nonviolenta, pacifista, animalista, umanista, sia rossa o verde, sia in qualsiasi forma e di qualsiasi consistenza, non è in grado di capire o non ha le basi per comprendere che non c'è nulla al mondo in questo momento che vada immediatamente combattuto con tutte le proprie forze, come questo delirio che ci portiamo dietro proprio mentre il rischio di conflitti sale a causa della scarsità di risorse e della impreparazione umana ad affrontare le crisi in maniera collaborativa? A quando una qualsiasi reazione nel nome se non dell'etica, della morale, o di qualsiasi elevato potenziale umano, anche solo dell'istinto di sopravvivenza?

martedì 27 maggio 2008

"Un futuro incerto, un futuro incenerito" di Eva Melodia

Napoli brucia, Napoli combatte, Napoli soffre, in un momento che improvvisamente ci svela quanto sia profondo il disagio vissuto a più livelli da ogni strato della popolazione Italiana.
Vige la regola della confusione, del tutti contro tutti, tra balletti e can-can di politici che senza troppo pudore mentono pur sapendo in quanti non si berranno cotante menzogne, al solo scopo di far cassa con quelli che pur di semplificarsi la vita vorranno credere, non fosse altro che non hanno il tempo materiale, tra un pannolino e un mutuo da pagare, di indagare meglio.
Ma cominciamo dall'alba del 25 maggio. Si susseguono filmati e testimonianze che giungono solo a chi spulcia, attraverso canali di fortuna, talvolta youtube, talvolta google, sicuramente non grazie alle tv nazionali che mantengono il regime di omertà come strumenti di mafia. E' di rigore l'abito scuro, cioè imbellettare tutto.
Ciononostante, presto affiorano le testimonianze di chi ha visto le forze dell'ordine, manganellare due ragazzi e spingerli giù da un dirupo di10 metri. Uno di questi, ieri, veniva citato come "grave ferito", mentre invece per fortuna così grave non è. Si è spaccato un piede ed è già pronto a denunciare l'accaduto riportato da più testimoni, secondo i quali, mentre tentava di salvarsi dal salto nel vuoto aggrappandosi alla sporgenza da cui dondolava, è stato oltremodo manganellato sulle mani senza troppe remore, come nei film. E come nei film è volato di sotto rischiando di rompersi il collo.
Molti italiani in queste ore, protestano mentre ricevono labili notizie, imprecando contro napoli e contro i viziati napoletani che si oppongono - creando gran scompiglio! -, ai siti di stoccaggio del pattume. Motivo del fastidio è sicuramente la sensazione di ingiustizia nel leggere questa resistenza da parte degli abitanti di Chiaiano, quando al contrario buona parte del resto della popolazioneitaliana si è dovuta inghiottire in silenzio la sua bella dose di discariche e senza neanche lamentarsi troppo.
Non si voglia qui sminuire il problema dei rifiuti, né negare la nobile accettazione di talune popolazioni rispetto ad altre, ma solo rilevare che i problemi non vengono mai da soli, e che una cattiva gestione di un problema, normalmente comporta una catena di eventi nefasti.
Così, mi verrebbe da invitare coloro che borbottano sul dovere dei napoletani di ingollarsi a loro volta il "loro" pattume, ad un atto di sana preoccupazione anche in merito al fatto che quando una protesta viene repressa con la forza, (violenza fisica, quando non diretto attentato alla vita), significa che gli strumenti democratici sono già diventati carta straccia, ventaglio per aria calda, qualsiasi sia la ragione con la quale si giustifica tale comportamento, rendendo di fatto la nostra democrazia solo un vestito, da tirare fuori nelle serate di gala.
La democrazia infatti è uno strumento, comunemente accettato, la cui efficacia è dimostrata in situazioni ordinarie, ma sopratutto in quelle straordinarie e non un plaid per le scampagnate della domenica da mettere da parte quando butta male. Negare questo significa semplicemente non avere alcuna cultura democratica, non essere democratici (o non vivere in uno stato democratico), e sarebbe bene quantomeno prenderne atto.
Oggi tocca ai napoletani con i siti di stoccaggio, domani chissà...
Certo è difficile immaginare qualche lobby intenta in una protesta democratica nella rivendicazione di un qualche diritto di classe, quindi la puzza di bruciato ovviamente vola veloce soprattutto verso il ceto medio basso, ma nella vita non si può mai dire, così come di sicuro non si sarebbe detto dell'Italia, che fosse possibile un simile scivolone repentino (per quanto annunciato) verso la detra estrema, l'intolleranza, la xenofobia, la corruzione dilagante e quanto di meglio ci si possa ricordare di avere letto anche solo in questi ultimi giorni sulla stampa ordinaria.
D'altra parte, a destra e a sinistra, i comandanti dell'armata Branca Leon, per lo più politici, e tanti (ma tanti) imprenditori, tuonano per la "tolleranza zero nel rispetto della legalità contro gli ostruzionisti".
Tra il pietoso ed il ridicolo, detto da gente le cui condanne non si contano più sul pallottoliere.
In prima fila la Signora Emma Marcegaglia che sbandiera sostegno al governo, su tutti i quotidiani nazionali.
Al lavoratore e contribuente medio probabilmente è pure sfuggito chi sia questa signora, che scopriamo essere stata eletta presidente di Confindustra, nonché amorevolmente chiamata dai colleghi "Signora di ferro". Ella infatti è stata eletta pochi giorni fa, portando una ventata di femminilità alla triste e grigia economia italiana. Noi "malfidenti di sinistra" però, ci siamo subito stupiti del lieto avvento e non credendo per nulla alla quota rosa, né tanto meno all'efficacia del completino Armani indossato dalla vincente, abbiamo minimamente indagato, chiedendoci chi fosse realmente la nuova, potentissima, donna, che guiderà il copioso flusso di denaro nazionale: ebbene, abbiamo scoperto che costei è portatrice di buoni consigli ed esperienza, ma soprattutto nel campo della combustione dei rifiuti.
Incredibile. Una coincidenza straordinaria.
La MarcegagliaSPA infatti è una azienda operativa nel settore degli acciai e della costruzione di impianti per la produzione di cdr e successivi termovalorizzatori.
Non è motivo di stupore quindi, che coerentemente, - come ogni industriale che si rispetti, in un mercato libero che si rispetti -, la Signora Confindustria si sia fin da subito lanciata nella difesa e promozione dei propri interessi e quelli di categoria (non sarebbe altrimenti motivabile una presa di posizione così amorevole nei confronti della linea dura del governo, o quantomeno altre motivazioni suonano poco probabili), nella speranza di una veloce rimozione degli ostacoli frapposti tra gli interessi degli industriali del pattume e quelli dei territori coinvolti dalle soluzioni teorizzate; allo stesso tempo però, ci si domanda come possa accadere che tutti gli altri interessi in campo, quelli anche ben più leciti e di valore collettivo e sociale, non vengano neppure considerati, e come il fine di favorire una sola fetta di mercato libero, possa andare a scapito dell'interesse pubblico violando le semplici regole della logica in maniera tanto evidente.
Il problema dei rifiuti in Italia è divenuto tale, solo quando ci si è resi conto di quanto fosse facile - e si ha ottenuto l'autorizzazione a - specularci sopra.
Nonostante l'assurdità implicita della speculazione su ciò che non è affatto un bene di consumo ma un interesse sociale, oggi il business del pattume fa girare soldi per ben 20 miliardi di euro (due terzi di sudata finanziaria), con tutto ciò che questo dato può comportare.
Sembra assurdo, eppure questa è esattamente l'Italia di oggi, che sopravvive mangiandosi letteralmente i rifiuti e morendo per essi: una nazione piegata dalle bugie dove si racconta con entusiasmo che si cercherà di applicare le 3R (dichiarazioni del Ministro Prestigiacomo di ritorno dal Giappone), dimenticandosi del fatto che le R del protocollo di Kyoto citate dal Giappone sono quattro, ed infilandoci la pratica dell'incenerimento che invece in una ottica orientata alla soluzione del problema, non è neppure lontanamente considerabile.
Al bar, i cittadini medi, con il quotidiano medio sotto il braccio,si raccontano vicendevolmente assurdità come la felice coesistenza nella stessa catena risolutiva del problema, riciclaggio e incenerimento i quali invece, in nessuna maniera, possono convivere sensatamente, il tutto coronando di insulti e diffamazione ogni voce eccelsa fuori dal coro.
Ma come stupirsi di questo: secondo il nostro ministro dell'ambiente, dimostratosi subito all'altezza, i parametri richiesti da Kyoto in relazione alla CO2 sono semplicemente troppo alti per l'Italia, motivo per cui pagheremo le nostre brave multe, non faremo nessuna riforma ad esempio in campo agricolo e continueremo così, in allegria, mangiando pizza alla diossina e respirando gas intestinali e di scarico.
La verità invece è che le 4R (riciclaggio, con riuso, riduzione e recupero), in pochi mesi comportano tranquillamente (in civiltà normodotate si intende), tra il 60% e 80% della produzione di rifiuti di una collettività, vanificando completamente la creazione di nuovi inceneritori. Non solo. Ovviamente la "termovalorizzazione" "termovalorizza" solo materia "termovalorizzabile", che in soldoni significa "roba che brucia", come carta e plastica. Anche solo per questo, le 4R rappresentano un processo in antitesi con la smania presa ai soliti noti di bruciare tutto.
Mentre le 4R fanno parte del ciclo di produzione, l'incenerimento rappresenta la fine di un non-ciclo, dove lo spreco in termini di energia è assoluto poichè il 20-35% di energia che un termovalorizzatore produce dalla combustione di materia non riciclata, non sarà mai pari all'energia richiesta per ricreare ex-novo i materiali bruciati, né tanto meno a quella sprecata in tutto il processo di smaltimento.
E ancora, ovviamente l'incenerimento è un processo inquinante. Anche con la favola delle nuove generazioni di inceneritori, la verità è che la materia non si distrugge con i fuoco (come si può crederlo? suona tanto di rito voodoo di purificazione), ma si trasforma (come invece sostengono fisica e chimica per principianti) in sostanze in questo caso tossiche, volatili, di cui si riesce a trattenerne solo una parte (l'altra verrà assimilata direttamente dai nostri polmoni e tessuti molli), e che andranno nascoste sotto lo zerbino (scorie da stoccare tanto per cambiare in siti, ma questa volta così tossiche da essere parificate alle scorie nucleari, e quindi non in comuni siti urbani), insieme a tutte le restanti schifezze che ci concediamo pur di continuare questo stile di vita a dire poco improbabile.
In ultimo, ovviamente, i termovalorizzatori e affini non impiegano praticamente nessuno, poichè si tratta di giganteschi robot, quasi completamente automatizzati, che trangugiano cubi di pattume, a 80/100 euro a tonnellata tutti destinati alla tasche degli azionisti di queste società che si vuole spacciare per salvifiche della nostra economia e che invece fungono da veri inceneritori di denaro pubblico. Al contrario le 4R, proprio perché fanno parte del ciclo di produzione, generano da subitolavoro, impiego, crescita economica reale, soprattutto nella zona di origine dei rifiuti, cosa assolutamente importante da ogni punto di vista.
Sarà per questi motivi banali, che anche se da anni ci raccontano quale salasso sia la spedizione in Germania dei nostri rifiuti dalla Campania a 250 euro a tonnellata per bruciarli (sottintendendo che avrebbe più senso bruciarli in casa, tenendoci tutti quei bei soldini), la Germania semplicemente nega in via ufficiale questa affermazione, dichiara di non bruciare quasi nulla di ciò che le inviiamo e spiega che al contrario, recupera pressoché l'intero pattume attraverso l'invenzione dell'acqua calda che sono le 4R. Alla fine, ci rivende pure il materiale recuperato dimostrando empiricamente quanto è stupido il nostro sistema.
Sarà sempre per queste banalità, che praticamente più nessuno costruisce termovalorizzatori, nessuno al mondo, tranne appunto l'Italia poiché l'intera costruzione per una produzione che è comunque sconveniente in termini economici, ambientali, lavorativi è completamente a carico dei cittadini grazie alle tasse per le finte energie rinnovabili imposteci dall'Enel con il bene assenso dei vari governi altalenanti.
Sarà forse sempre per questi motivi che il mondo ride di noi ed al contempo ci guarda con occhio seriamente preoccupato (basta leggersi qualche quotidiano straniero per capire realmente in che situazione versiamo), sopratutto l'Europa che in una ottica di gestione dei rifiuti, ritiene l'Italia il fanalino di coda, il peso morto, la zavorra ostinata.
Ristabilito l'ordine delle cose che vede i napoletani redenti almeno in parte, gli amministratori e la mentalità dell'"Italietta" da condannare, Resta il problema di Napoli, un delirio, una emergenza. "Che fare se non piantare tutto almeno per un po' dentro dei grossi buchi?" si chiede con apprensione la maggior parte di noi. Anche se infatti la nostra nazione di regge sulle gambe di volenterosi non avvezzi al facile sputar sentenze su quanto sia colpa di questo e quello, gente disposta a soffrire, a combattere, a difendere quel poco di giustizia che conosce, lo stesso ci si trova in uno stato di sconforto e perplessità che parrebbe paralizzarci.
Eppure la risposta viene spontanea! Che ne dite di cominciare subito con le 3/4 R che dir si voglia, come qualsiasi paese governato da gente dotata di intelletto farebbe?
I napoletani ed in particolare i quartieri coinvolti da questo disastro annunciato, non protestano - come invece molti credono e vorrebbero farci credere - per scampare il loro piccolo paradiso di "monnezza" sotto casa, ma perché sanno che Napoli non è Milano (e non è un demerito), che gli amministratori di Napoli non sono quelli di Torino, che i politici a Napoli, hanno le mani in pasta con qualcosa che si chiama Camorra. Sono 16 anni che ne hanno le prove, non ci tengono a sperimentare ancora al buio. Molleranno solo quando avranno le garanzie che anche a loro verrà riconosciuto il diritto alla salute, a siti di stoccaggio fatti bene, nell'interesse pubblico mentre ora sanno solo che una discarica è quasi garanzia di malagestione, speculazione, diritti violati, silenzio stampa.
Sicuramente non tutti i campani, non sempre, hanno lottato per cambiare, alle volte taluni avranno contribuito a questa degenerazione, ma di fatto se la responsabilità gestionale deve ricadere esclusivamente sui cittadini, allora significa che gli amministratori non servono a nulla e che possiamo direttamente passare all'anarchia perché sarebbe uguale, se non, come suggerisce qualche modello teorico, addirittura meglio.
A Napoli hanno chiesto la differenziata da anni (è tutto documentato! Basta volersi informare!), gli rispondono picche da anni, come peraltro in moltissimi altri luoghi in Italia, dove il favorire gli interessi personali ci ha portati ad essere tutti fuori dai parametri Europei, e fermi ad una raccolta differenziata media che rasenta la vergogna.
Per questo a Napoli protestano. Protestano perché i siti scelti non sono adatti, sono posti sopra falde acquifere e fatti di materiali come il tufo, altamente permeabile, e benché si siano impegnati nello svolgere un eccellente lavoro per suggerirne altri con l'aiuto di emeriti esperti, tale lavoro, tali siti, non sono neppure stati presi in considerazione, a quanto pare per motivazioni "private" tra le quali è facile scorgere il nome di qualche boss. E invece prendono botte, vengono insultati, denudati della minima dignità, spacciati per terroristi ostruzionisti.
Insomma, non si capisce perché, non ci si spiega il per come.
Come è possibile che non si voglia vedere. Che si voglia credere senza informarsi. Che si voglia zittire così tanti civili che difendono i diritti sanciti dalla costituzione tra i quali il diritto alla salute, anche addirittura usando la forza in una nazione dove la democrazia è stata così sudata e i diritti così tristemente conquistati a suon di lotte e sangue.
E poi si scopre, che "bipartiINsanamente", colui che era a capo della polizia durante il famigerato G8 di Genova (quelli che c'erano come me, hanno nel bene o nel male un ricordo indelebile come una cicatrice dolorosa impressa nella mente al sol dominare luoghi, fatti e persone), colui che incredibilmente era poi stato trasferito proprio a Napoli a fare il commissario straordinario per l'emergenza rifiuti (già di per sé una meraviglia), il Dott. De Gennaro, è stato nominato capo dei servizi segreti.
Due giorni fa.
Il tutto dopo pochi giorni dalla firma di un decreto legge che sancisce la possibilità di apporre l'etichetta "Segreto di Stato" ad ogni cosa lontanamente coinvolta da interessi energetici, di cui non avremo quindi più alcun controllo, la cui garanzia di efficienza non sarà obbligo di nessuno riferirla ai cittadini, facendo di fatto cadere una coltre di fumo nero su nomi come ENEL, IMPREGILO, ITALCEMENTI e compagnia cantante.
E il cerchio si chiude. E il futuro è incerto, anzi no, se continuiamo così è già incenerito.
A conclusione, per chi come me cerca il bandolo di una matassa grossa ormai quanto una luna, si rende evidente ancora di più come una cultura ossessivamente specista non sia altro che la matrice dell'origine di tutti questi assurdi fenomeni, così palesi anche in semplici fatti di attualità, nel come evolve la società.
A partire dal concetto di "rifiuto" che solo esseri convinti di vivere nell'etere potrebbero avere teorizzato, a seguire con l'idea di stoccaggio del rifiuto, convinti che la terra e i suoi abitanti siano oggetti da usare per il proprio comodo immediato, per finire con il dilagare della violenza, tipico di esseri viventi sotto stress, le cui architetture sociali poggiano su ideologie falsate e alienate,è facile ritrovare il filo conduttore di una Umanità che si è persa, la cui occupazione continua è quella di trovare soluzioni a problemi che si è auto-inflitta usando sempre lo stesso modo di pensare antropocentrico che li ha causati.
L'evidenza di questo è sotto gli occhi di tutti, peccato che non sappiamo più vedere.
Non sappiamo neppure vedere che Chiaiano è una delle poche zone verdi rimaste a Napoli, e solo per questo andrebbe protetta con le unghie e coi denti, e non avvelenata di schifezze solo per non fare lo sforzo di riconoscere i propri errori concettuali o per avidità personali.
Così come non sappiamo vedere quanto siamo specisti e quanto solo questa sia la vera causa dell'apocalisse che ci stiamo tirando addosso.

Geoingegneria climatica: cosa c'è "sotto il cielo" di tutti? di Eva Melodia

Ho inteso scrivere su questo tema per due ragioni in particolare.  La prima ragione è la insistente ignoranza con cui noi, il “popolino”, no...